Il gender pay gap continua ad essere un problema tremendamente attuale. In media una donna guadagna il 23% in meno rispetto ad un uomo: i dati dimostrano che le donne lavorano prevalentemente in settori meno specializzati e per meno ore. Secondo l’Onu ci vorranno non meno di settant’anni per rimediare al gap salariale.

Perchè è ancora così diffuso?

I motivi sono diversi, ma è impossibile non partire da una generale discriminazione di genere, che non è mai stata cancellata del tutto. C’è ancora chi considera le donne meno competenti su un qualsiasi argomento semplicemente per il fatto che storicamente sono entrate nel mondo del lavoro molto dopo rispetto agli uomini o perché ritengono che il ruolo all’interno della casa come moglie e madre sia imprescindibile e il lavoro in ufficio sia qualcosa di secondario e non un interesse principale. Impossibile non notare, come direbbero gli inglesi, l’elefante nella stanza, cioè la maternità: data la capacità della donna di mettere al mondo una vita, un recruiter preferirebbe assumere un uomo a parità di competenze, per garantirsi continuità lavorativa. Inoltre, non è raro ascoltare commenti di chi considera le donne più emotive rispetto ad un uomo, quindi sicuramente più instabili rispetto alla posizione lavorativa che dovrebbero ricoprire.

Favorire l’uomo rispetto alla donna significa alimentare il soffitto di cristallo, come viene chiamato il fenomeno che impedisce alle donne di raggiungere i vertici delle aziende. Ancora oggi, una donna è statisticamente più preparata e ha ottenuto voti più alti rispetto ad un uomo negli anni della formazione, ma continua a non essere giudicata solo per le sue capacità, ma piuttosto per il genere e quello che potrebbe comportare. Senza contare fenomeni profondamente umilianti come il mansplaining, cioè l’atteggiamento di alcuni uomini che spiegano ad una donna in modo semplificato qualcosa di ovvio, che lei conosce benissimo, supponendo di saperne di più.

Alcune soluzioni per eliminare il gender gap

In Italia nessuna proposta degna di nota per eliminare il gap, mentre in Islanda è stato introdotto nel 2000 il congedo per i neo-papà, insieme a quello per maternità: da quel momento assumere una donna o un uomo avrebbe significato la stessa cosa per un recruiter e il gap si ridusse notevolmente. Oggi l’Islanda ha fama di essere il Paese più corretto con le donne nel mondo del lavoro.

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