Ci sono patologie e patologie.
Alcune molto conosciute, altre meno.

Di alcune si sa qualunque cosa, come per esempio i tumori, ormai purtroppo molto frequenti o altre patologie meno gravi, ma ugualmente importanti come il diabete e così via , di cui si sa molto, dove orientarsi, quanto e quello che si può fare, se e quanto si può lavorare e spesso non si critica, ne si giudica.
Di altre non si sa assolutamente niente e i pregiudizi sono alle porte, li all’angolo ad aspettarti e se sei donna e una donna che lavora, ancora di più.

Già essere oggi una donna nel mondo del lavoro ha purtroppo ancora mille pregiudizi.
Se sei giovane probabilmente pensano che rispetto ad un uomo della tua stessa età non ce la farai.
Se hai più di 30 anni hanno paura che prima o poi ti sposerai, farai dei figli ti metterai in maternità e per questo spesso non ti fanno fare neanche carriera e sei costretta a scegliere, tra il lavoro e la famiglia.

Se a tutto questo aggiungiamo non solo il fatto che spesso capi uomini ti fanno delle avance e tu rifiuti ,ti fanno fuori senza dirti nulla, ma anche qualche “malattia”, con cui in realtà si convive tranquillamente, ma molta gente non le conosce, allora è proprio finita.
E non parlo solo nel mondo del lavoro ma anche fuori.

Parlo di patologie croniche, più o meno conosciute, di cui alcune persone sanno qualcosa altre, assolutamente nulla, che sono assolutamente gestibili e non provocano nessun impedimento se curate e gestite nella maniera corretta.
Parlo per esempio dell’epilessia non ben conosciuta, anzi praticamente per niente, che porta, nelle forme più gravi, a svenire in 30 secondi ed, ad avere delle convulsioni ad irrigidirsi del tutto nel corpo nelle braccia e nelle gambe, a girare gli occhi all’ indietro ed a perdere saliva dalla bocca.

Nelle forme più lievi magari si hanno solo delle sensazioni di svenimento e di mancanze senza perdere conoscenza.
Prima di accorgessi o quantomeno di scoprire che cosa sia, questa malattia non si capisce bene cosa succede, e spesso ci si ritrova in situazioni poco piacevoli.
Di ritrovarsi in un posto diverso da quello in cui si sviene.
Di battere la testa, perché non si fa in tempo ad appoggiarsi da qualche parte.
Si può svenire o perdere conoscenza in qualsiasi luogo, in palestra, sul lavoro, davanti al computer, ad una festa, oppure in mezzo alla strada, con pochi secondi di avvertimento.

È una malattia neurologica che nessuno in realtà conosce bene e tutti pensano che con questa patologia non si sia più in grado di fare nulla, che non si possa lavorare, fare sport, camminare, addirittura uscire la sera.
In realtà non è così.

Ci sono varie forme di epilessia e quindi vari tipi di medicinali i cosi detti antiepilettici, e non sono uguali per tutti.
Ognuno ha la molecola che funziona sul proprio corpo e nel proprio caso e poi appena trovata non si guarisce, ma si tiene sotto controllo e possono passare anche anni da una successiva crisi.
Ci vuole solo molto tempo e molta pazienza.

Succede però, che le persone che non la conoscono, giudicano, puntano il dito addosso, pensano che sia una malattia grave, che non si sia in grado di fare nulla e spesso si viene giudicati male sul lavoro, o in un luogo pubblico, e compatiti non solo per la patologia in se, ma anche perché donna.
Bisogna avere molto, carattere, autoironia, sulla malattia e soprattutto verso se stesse, non ci si deve prendere troppo sul serio quando si hanno le crisi in pubblico e bisogna vivere la propria vita come prima come se nulla fosse successo.
Spesso queste persone e questi pregiudizi, possono ucciderti e farti soccombere, farti rinunciare ad un lavoro, alla carriera, a diventare madre, oppure a fare sport.

Possono portare chiunque a chiudersi nel proprio mondo, a non fare più vita sociale, a non condividere più la propria personalità e la propria vita con nessuno, e, ad avere paura di fare qualunque cosa.

Insomma non bisogna ascoltare nessuno, perché è una “malattia” con cui si convive normalmente, una volta trovata la molecola giusta, ed allora ci si ride sopra e ci si scherza.

Ecco e quindi a quelle persone che, dicono che non ti perdi una lezione in palestra, che dicono che non ti potrebbero far entrare, quando ti tolgono un lavoro, perché pensano tu non sia più in grado di farlo, quando ti dicono o chiedono se non sia il caso di stare a casa perché può essere pericoloso.

Sorridete e fate autoironia, e vivete la vita con normalità, come se niente fosse e soprattutto non vergognatevi, perché non c’è da vergognarsi ed anche perché è l’unico modo per vincere i pregiudizi, le dicerie, le cattiverie e l’ignoranza delle persone, soprattutto in questo periodo e in quest’epoca in cui regna l’emarginazione di qualunque tipo di soggetto “diverso” per molte persone, in cui siamo totalmente invasi dal femminicidio e dal “razzismo”, voi andate avanti per la vostra strada il resto viene da se.

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