Nel mondo del lavoro diventa sempre più diffusa la cosiddetta sindrome di Burnout. Ma di cosa si tratta esattamente e che conseguenze porta all’interno della sfera personale e lavorativa? Sono tutti quesiti che di recente sono passati anche al vaglio delle autorità sanitarie, proprio perché il problema ha assunto dimensioni notevoli e non può essere più sottovalutato. Andiamo ad approfondire l’argomento insieme.

Sindrome di Burnout: cos’è?

Il termine burnout letteralmente vuol dire “bruciato”. Questa definizione si associa spesso ai sinonimi “esaurito, scoppiato” e si applica al mondo del lavoro.

Nasce così la sindrome di burnout, o da stress lavorativo che altro non è se non un malessere più o meno grave che turba il lavoratore stanco, insoddisfatto, logorato. Incapace di fronteggiare questo disagio, comincia a produrre sempre meno e vive questa sofferenza mentale non solo nella sede lavorativa ma in qualunque luogo e momento.

I soggetti che risentono di più della sindrome di burnout sono soprattutto quelli con mansioni di aiuto, come dottori, addetti alle forze dell’ordine o assistenti sociali. Oggi, però, il fenomeno si è diffuso anche ad altre categorie lavorative.

Recenti studi dimostrano anche che noi donne siamo più a rischio degli uomini perché viviamo con maggiore intensità lo stress legato alla difficoltà di conciliare famiglia e lavoro.

A cosa si deve la sindrome di burnout? Rifiuto del proprio ruolo, scarsa autostima, esaurimento emotivo pare siano le motivazioni più determinanti.

Perché avviene e come riconoscerla

Ma quali sono nel dettaglio i fattori scatenanti che portano alla sindrome di burnout?

Aspettative più alte della media, mansioni non adatte al proprio ruolo, ambiente arido, relazioni interpersonali poco produttive, frustrazione, cambiamenti organizzativi, coinvolgimento emotivo spesso negativo: ecco le principali cause che aiutano la sindrome di burnout a fare la sua apparizione in un professionista che all’apparenza sembra solo “stanco e stresssato”.

Ma ci sono dei sintomi che aiutano a riconoscere questo particolare disagio:

  • Apatia nei confronti del proprio ruolo e stanchezza diffusa
  • Ingiustificati scatti d’ira e incapacità di rilassarsi anche di notte
  • Frequenti mal di testa con nausea e capogiri
  • Profonda negatività e rifiuto di andare al lavoro
  • Spossamento e mancanza di energia
  • Scarsa stima di sé e delle proprie capacità lavorative
  • Resistenza verso ogni tipo di cambiamento e innovazione
  • Tendenza ad isolarsi dagli altri

Ognuno di questi sintomi può manifestarsi da solo o insieme ad altri, ma è indice di un turbamento interno che ha delle conseguenze spiacevoli nel proprio ambiente di lavoro.

Conseguenze nel lavoro: ecco quali sono

La pericolosità della sindrome di burnout la si riscontra soprattutto nell’ambiente in cui si lavora.

Si traduce infatti in improduttività, scarso contatto con gli altri e inadeguatezza dei propri servizi. Le conseguenze sono disastrose sia sul profilo personale che su quello organizzativo, richiedendo l’intervento immediato di un supervisore.

Ma c’è di più: se chi è scosso dalla sindrome di burnout è un assistente medico o svolge qualche funzione legata all’assistenza, il suo ruolo può addirittura essere controproducente per la persona da aiutare.

Come aiutare gli altri se c’è bisogno di chi aiuti noi?

Per evitare possibili conseguenze dannose è perciò importante fronteggiare il problema prima di riprendere le normali attività quotidiane.

Come fronteggiare la sindrome di burnout

Che fare, dunque, dopo aver ricevuto la diagnosi di sindrome di burnout?

Ecco qualche pratico suggerimento per non lasciarsi vincere da un disagio interno che diventa logorante.

Innanzitutto è opportuno non avere obiettivi troppo ambiziosi e procedere per gradi. Magari stilare una lista con le cose da fare può aiutare a ridurre lo stress e sentirsi più vicini al raggiungimento dei risultati.

Concedersi delle pause diventa un obbligo! Anche se le scadenze o gli impegni sono incessanti, è necessario trovare qualche attimo per ricaricarsi e recuperare le giuste energie.

Se proprio i problemi sembrano insormontabili bisogna sfogarsi con qualcuno che può capire, come colleghi che affrontano la stessa situazione.

E infine…distrarsi dal lavoro! Ciò non significa non svolgere i propri compiti, ma distaccarsi completamente quando si è fuori servizio. Che senso ha continuare a pensare a quella scadenza o a quel problema? Serve solo a logorarsi anche quando la mente ha necessità di staccare un po’ per dedicarsi ad altro.

La sindrome di Burnout e l’OMS

La sindrome di burnout è stata al centro dell’attenzione per diverso tempo e proprio da pochissimi giorni ha acquisito finalmente una definizione ufficiale.

L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto tale disagio e, pur non essendo proprio una malattia, ha affermato che richiede la giusta attenzione e le necessarie cure. Ovviamente la decisione è riferita esclusivamente all’ambiente di lavoro e solo dopo aver scartato altre patologie.

Questo riconoscimento rappresenta una conquista per quanti hanno da sempre portato avanti la lotta a favore dei lavoratori “esauriti” ed è la spinta giusta per dare una svolta ad un problema che finora è stato definito marginale.

Da ora in poi è possibile avere più mezzi per evitare che tale sindrome diventi cronica e porti alla cosiddetta morte professionale, con consegunete apatia e incapacità di continuare a lavorare.

 

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